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Intervista de Il "Corriere della Sera" in occasione della visita in Italia

Besuch in Italien - Bundespräsident Christian Wulff diskutiert mit Jugendlichen im deutsch-italienischen Begegnungszentrum Villa Vigoni am Comer See über die Zukunft Europas Loveno/Italien, 8. Juli 2011 Besuch in Italien - Bundespräsident Christian Wulff diskutiert mit Jugendlichen im deutsch-italienischen Begegnungszentrum Villa Vigoni am Comer See über die Zukunft Europas © Guido Bergmann

Signor presidente, qual è lo stato dei rapporti tra Germania e Italia? C’è chi dice che sia più debole che in passato.

Il nostro futuro, quello dei nostri figli e dei figli dei nostri figli dipende dall’affermazione dell’Europa nella competizione globale. Nessun Paese europeo da solo sarà sufficientemente forte da garantire la stabilità e la prosperità per i propri cittadini in un mondo in rapida trasformazione. Perciò, gli europei devono essere uniti. La Germania e l’Italia, quali Paesi fondatori, hanno qui una particolare responsabilità. Le nostre relazioni hanno una solida base di amicizia e sono state consolidate da numerosi incontri, colloqui e contatti personali. L’intensità e la molteplicità dei contatti nel campo economico, culturale, turistico e sportivo dimostrano che questo legame è uno dei pilastri in Europa

Il suo viaggio a Roma e l’incontro con il presidente Napolitano hanno un obiettivo particolare?

Il presidente Napolitano e io parleremo dei rapporti bilaterali, delle questioni europee e con un concerto desidero felicitarmi con l’Italia per il suo 150° anniversario. L’anno scorso noi tedeschi abbiamo manifestato la nostra gratitudine per 20 anni di Unità tedesca e abbiamo rivolto lo sguardo ad una fase della storia del nostro Paese che ci ha portato l’unità nella pace e nella libertà – a noi e al nostro continente. Inoltre, vi sono molti argomenti e alcune iniziative politiche che vogliamo discutere e portare avanti insieme.

Berlino ha rapporti sempre più intensi con i Paesi emergenti. C’è chi vede in questo una diminuzione d’interesse per la Nato e per la Ue.

Una cosa non esclude l’altra. I nostri partner europei e transatlantici continuano a essere cardine della politica estera tedesca poiché siamo una comunità di valori. La Ue e la Nato sono e continuano a rimanere i quadri di riferimento centrali della nostra politica estera. Ma l’Europa come unione economica farebbe bene ad occuparsi intensamente dei Paesi emergenti per renderli partecipi della configurazione di un futuro ordinamento mondiale. Noi europei ci sentiremo a nostro agio nel mondo di domani se parliamo più spesso con una sola voce e se, uniti, ci adoperiamo per i nostri valori.

Alcuni analisti dicono che la Germania è tornata a una Sonderweg, un sentiero speciale nella politica internazionale, una terza via tra Occidente e Oriente.

La Germania si trova al centro dell’Europa ed è un Paese con molti vicini. Dopo la caduta del Muro e l’unificazione del nostro continente, la Germania - al pari degli altri Paesi europei - ha sviluppato le relazioni con i suoi vicini a Est. Siamo felici che gli europei centrali ed orientali dopo la divisione artificiale della Guerra Fredda facciano di nuovo parte della famiglia europea. Noi da secoli ci sentiamo strettamente legati a essi e siamo felici che loro, malgrado gli orrori della tirannide nazionalsocialista, abbiano voluto porgerci la mano in segno di riconciliazione; senza però che la Germania trascuri la sua responsabilità europea e i suoi vicini occidentali e meridionali. Non sono d’accordo a creare un contrasto artificiale tra gli interessi dell’Europa dell’Est e del Sud. L’allargamento a Est dell’Unione era un obiettivo per tutti gli europei. Quanto siano importanti i nostri interessi al Sud lo si è appena visto con la primavera araba.

In Libia non si vede una soluzione. E’ preoccupato?

La persistente violenza contro la popolazione civile deve allarmare tutti. Tutte le parti devono continuare a lavorare con forte impegno per una soluzione. E` sempre maggiore il consenso internazionale sulla necessità che Gheddafi non possa essere parte delle trattative sull’avvenire di una nuova Libia. Deve farsi da parte poiché conduce una guerra contro il proprio popolo. La Germania continuerà ad impegnarsi.

Quanto la preoccupa la crisi del debito in Europa? C’è il rischio di un collasso dell’Unione monetaria?

Sono certo: l’Europa può cogliere la crisi come opportunità, ma non dobbiamo più andare avanti scommettendo sulle soluzioni di breve termine; necessitiamo invece di un concetto europeo sostenibile nel tempo. L’Europa, compreso l’euro, è una storia di grande successo la cui difesa deve assolutamente impegnare tutti noi. L’Europa è una comunità del destino il cui fondamento importante è la solidarietà. Sempre più cittadini, non solo in Germania, hanno però la sensazione che non si agisca in modo leale e giusto e che gli oneri vengano distribuiti in maniera unilaterale. Per anni, alcuni in Europa hanno fornito statistiche non veritiere, altri si sono sottratti alla giusta tassazione, altri ancora hanno semplicemente fatto finta di non vedere che le finanze e le basi economiche peggioravano continuamente. A ciò si aggiungono gli energumeni (opportunisti, approfittatori) del mondo finanziario che presuppongono che alla fine il conto lo paghino la politica e i contribuenti. La gente reagisce con molta suscettibilità se vengono violati i principi di giustizia. Nella peggiore delle ipotesi la cooperazione viene completamente meno. Per questo la slealtà e una politica di bilancio ed economica sbagliata devono essere rapidamente sanzionate. Che questo non sia stato fatto in passato purtroppo è stata colpa alcuni anni fa anche della Germania, quando violava i parametri di stabilità.

Pensa che anche in Germania possa nascere un partito populista di estrema destra?

In molti Paesi europei è cresciuta la paura del declino sociale. Ora la gente chiede la rinazionalizzazione più che prima della crisi finanziaria ed economica. Alcuni credono che potrebbe rinascere un mondo del passato - che in realtà tanto sano non era – semplicemente mettendo maggiori controlli ai confini interni europei e rifiutando chi e ciò che è estraneo. Le forze politiche che danno a credere che su questo argomento vi siano risposte fin troppo semplici fortunatamente in Germania non svolgono un ruolo importante. Sono convinto che in un mondo cosmopolita le risposte di ieri non portino a niente. Nel mio studio a Schloss Bellevue c’è un quadro del Canaletto con una veduta di Dresda e c’è un altro quadro con un paesaggio italiano dipinto dal pittore tedesco Adolf Friedrich Harper. Con gli occhi degli altri si vede meglio.

La discussione su un seggio permanente della Germania al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vede Roma e Berlino su posizioni contrastanti.

Il Consiglio di Sicurezza va riformato, se deve rimanere cardine dell’ordinamento di pace internazionale. Per ottenere il necessario ampio consenso tra le nazioni dell’Onu occorre la flessibilità di tutte le parti. In sostanza, oggi abbiamo una composizione del Consiglio di Sicurezza che non riflette più le realtà geopolitiche del mondo. Questo deve essere corretto pena il calo dell’efficienza dell’Onu. La Germania e l’Italia del resto condividono la visione a lungo termine che un’Europa unita anche in seno al Consiglio di Sicurezza debba parlare con una sola voce. Fino a quando tale obiettivo ultimo non sarà realizzabile, la Germania rimane candidata per un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza: siamo il terzo contribuente delle Nazioni Unite, il quarto donatore di aiuti allo sviluppo e uno degli attori politici importanti in tutti i settori dell’Onu.

Signor presidente, è stato difficile per la Germania accettare un italiano, Mario Draghi, come presidente della Banca centrale europea?

No. Nell’incontro con la stampa insieme al presidente Napolitano alcuni mesi fa a Berlino mi ero già pronunciato positivamente su Mario Draghi. Mario Draghi è un banchiere centrale con grande esperienza internazionale e un’alta reputazione e nello stesso tempo è un europeo convinto. Lo precede la fama giustificata di essere fautore di una politica di stabilità sostenibile. Noi contiamo su questo e pertanto confidiamo che Mario Draghi, in tempi difficili, sia l’uomo giusto al vertice della Banca centrale europea.