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Discorso del Presidente Federale Christian Wulff in occasione del pranzo di Stato offerto dal Presidente della Repubblica Italiana


Vi ringrazio vivamente per la calorosa accoglienza riservata alla mia delegazione, a mia moglie e a me nella capitale italiana. Roma è sempre stata una meta per eccellenza di chi dalla Germania viaggiava in Italia. Questa città rappresenta difatti simbolicamente la nostalgia verso il sud dei miei connazionali. Viceversa constato, soprattutto quando mi guardo intorno per le strade di Berlino, che anche sempre più italiani desiderano conoscere sul posto la storia, ma pure il modo odierno di vivere e l’avvincente cultura attuale della Germania.

Noi tedeschi ne siamo molto felici. Anche perché a concentrarsi presto sull’Italia non è stato solo il nostro anelito di viaggio, bensì anche la politica tedesca in materia di cultura ed educazione all’estero. Alcune istituzioni presenti qui in Italia sono state a livello mondiale le prime del loro genere, la fondazione dell’Istituto Germanico Archeologico risale, ad esempio, all’anno 1829. Un numero particolarmente cospicuo di istituzioni si sono aggiunte nel corso degli ultimi 40 anni, tra cui il Centro Tedesco di Studi Veneziani a Venezia, la Casa di Goethe qui a Roma oppure l’Accademia Europea di Musica e Arte a Montepulciano.

Reputo importante che soprattutto i giovani mettano a frutto questi legami e questa vicinanza per dare il proprio contributo a plasmare l’Europa. È questo il motivo per cui, Signor Presidente della Repubblica, ricordo con piacere il nostro incontro con i giovani lo scorso anno a Villa Vigoni. Le idee intelligenti dei nostri interlocutori italiani e tedeschi mi hanno colpito.

La solidarietà si manifesta soprattutto nei momenti difficili: l’avaria della nave da crociera “Costa Concordia”, avvenuta a metà gennaio di fronte all’Isola del Giglio, ha sconvolto tante persone in Germania. I nostri pensieri vanno alle vittime pro¬venienti da Italia, Germania e altri Paesi nonché ai loro familiari.

Immagini distorte dell’altro, come quelle formatesi sporadica¬mente dopo la sciagura, non rispecchiano la realtà. Innumerevoli soccorritori, uomini e donne, nelle squadre di salvataggio e nelle capitanerie di porto, al Giglio e altrove, si sono adoperati con altruismo per aiutare i bisognosi. A tutti loro esprimo il mio ringraziamento e il mio grande apprezzamento.

Anche l’impegno tedesco a Onna intende esprimere solidarietà. Gli aiuti per la ricostruzione di questo borgo, andato distrutto nel corso del disastroso terremoto del 2009, non vengono solo dallo Stato tedesco. Anche molti cittadini della città gemellata Rottweil e delle imprese si adoperano a questo fine. Tutti loro evidenziano quanto sia ampia la base su cui poggiano i nostri rapporti.

Onna è anche una di quelle località ai cui abitanti i tedeschi, durante gli anni dell’occupazione, infersero terribili sofferenze. Molti italiani dovettero sopportare allora grandi ingiustizie, il mio Paese non lo dimenticherà. La Germania continua ad essere consapevole della sua particolare responsabilità per i crimini della Seconda Guerra Mondiale.

Noi accettiamo le nostre comuni esperienze storiche. Prossima¬mente la Commissione di storici italo-tedesca presenterà la sua relazione sulla Seconda Guerra Mondiale. Per me è importante che le raccomandazioni qui contenute per la creazione di una comune “cultura della memoria” vengano messe in pratica rapida¬mente.

Anche attualmente vi sono grandi sfide che richiedono il nostro spirito collettivo.

Mi sta personalmente a cuore sottolineare, in occasione della mia visita di Stato in Italia, i segnali di ripresa. È con grande rispetto e apprezzamento che ho seguito il Suo impegno teso a trovare per il Suo Paese, in momenti politicamente difficili, una guida stabile. In breve tempo, il Governo guidato dal Presidente del Consiglio Monti ha conquistato alta stima. Sta compiendo passi coraggiosi nella direzione giusta e, con il suo pacchetto di riforme, si orienta fermamente alle prospettive di crescita di lungo periodo dell’Italia.

Anche se la via delle riforme sarà lunga, non ho alcun dubbio che questi sforzi e quelli che seguiranno ancora rafforzeranno la fiducia nell’Italia e evidenzieranno che il Suo Paese agisce con determinazione. Questa via indica anche che la solidarietà fra i partner europei va di pari passo con una rivalutazione del potenziale dei propri sforzi. Se tutti in Europa gestiscono le loro finanze all’insegna della solidità e mobilitano le proprie forze di crescita, avremo successo.

Germania e Italia sono particolarmente unite, di frequente anche a livello personale. Molti hanno vicini, colleghi e amici che provengono dall’altro Paese. E quanto siano stretti i nostri legami economici, lo dimostreranno in maniera molto convincente i numerosi imprenditori che incontrerò domani a Milano.

Italia e Germania sono unite anche in Europa e con l’Europa. I nostri due Paesi, queste Nazioni in ritardo nella storia europea, sono stati fra i primi ad optare, in libertà e pace, per un’Europa comune. De Gasperi e Adenauer si annoverarono fra i maggiori statisti che affrontarono il superamento degli orrori della guerra per condurre l’Europa in un futuro di pace.

Sia l’Italia che la Germania hanno bisogno di un’Europa forte. Difatti noi europei vogliamo plasmare congiuntamente il nostro futuro e far valere la nostra voce nel mondo, anche se diminuisce il nostro peso quantitativo.

La Germania è profondamente convinta della necessità di un’Europa unita. Non può e non deve esserci e non ci sarà un ritorno alla nicchia nazionale. Non dimentichiamo qual è il collante che in ultima analisi ci tieni uniti come europei, ossia il nostro retaggio culturale, i nostri valori comuni e la volontà di garantire in tutta l’Europa una vita socialmente equa in pace e benessere.

Il fatto che mia moglie ed io possiamo oggi essere ospiti di un così grande europeista come Lei, Signor Presidente della Repubblica, ci riempie di gioia. Anche in Germania, Lei gode di alta stima per l’operato politico della Sua vita. La ringrazio particolarmente per le importanti parole da Lei recentemente pronunciate per il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del nazismo, del fascismo e dell’Olocausto. Lei ha ricordato che l’unità europea è stata possibile anche grazie al coraggio dimostrato dai nostri due Paesi nel riesame critico di parti difficili del loro passato. Lei ha ammonito che, pur essendo giustissimo concentrare l’attenzione sulla soluzione della crisi debitoria, non vanno persi di vista il senso e i valori della costruzione europea: “Le ragioni del nostro stare insieme sono lì, in quel fondamento di pace e di civiltà su cui l’Europa ha trovato la sua unità”. L’Europa è chiamata, questa è stata la Sua conclusione a cui aderisco di tutto cuore, a utilizzare questo fondamento per far leva per il suo futuro.

Con questi sentimenti, levo il calice e brindo al Suo benessere personale e a quello della Sua Signora e della Sua famiglia, al futuro del popolo italiano e all’amicizia fra i nostri due popoli in un’Europa sempre più integrata.

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